Riflessioni sul partire per vivere, partire per studiare in Erasmus e non

Ieri la mia sorellina è partita per il suo Erasmus in Svezia. Non ho potuto evitare di riflettere su cosa significhi partire per vivere, partire per studiare all’estero.

Non pretendo di sapere tutto su cosa voglia dire partire per qualche mese, ma ho provato la sensazione di mollare tutto per un paese straniero due volte nella mia vita. La prima volta è stata nell’agosto 2011 con direzione LeónSpagna mentre la seconda è stata nel giugno 2013 verso Armidale, in Australia. Sono stata in Erasmus 6 mesi ed in Australia, invece, sono stata per ricerca tesi 4 mesi.

Le storie di come sono finita in questi posti sono veramente divertenti e profondamente diverse tra loro. Dell’Australia qualcosa vi ho già raccontato, vedi qui, ma prima o poi mi cimenterò in racconti iper catartici di entrambe, promesso!

Per ora posso dire che l’Erasmus in Spagna è stata l’esperienza tragica, quella che mi ha segnata.

L’Australia, invece, è stata la scoperta del mondo e di me stessa. Ha rappresentato tutto quello che ogni esperienza di studio all’estero dovrebbe essere: crescita personale nell’avventura.

Ora voglio prendere questi miei due soggiorni all’estero e condividere con te, lettore, alcune mie esperienze. Confido che venga fuori qualche buon insegnamento.

Perché partiamo?

Tutto è relativo.

Non c’è un motivo particolare né comune a tutti quelli che partono per vivere e studiare all’estero.

Ognuno di noi ha un piccolo fuoco dentro che spinge a muoverci nel mondo. A rischiare ogni giorno l’inaspettato. A divertirsi con nuovi amici e a sentire la mancanza di quelli che sono rimasti a casa. C’è chi parte per farsi qualche semestre fuori a fare casino e a divertirsi, c’è chi parte per provare a passare gli esami più duri, c’è chi parte per imparare una nuova lingua… Tante sono le ragioni.

Io, per esempio, nel 2011 sono andata in Spagna per imparare lo spagnolo, perché all’università avevo deciso di studiarlo. Non c’è modo migliore per imparare una lingua del tuffarsi in una realtà socioculturale in cui la tua lingua madre è totalmente assente.

Nel 2013 mi sono ritrovata in Australia per puro culo, passatemi il francesismo. I miei coinquilini giocavano tutti a Candy Crush e io, per occupare qualche minuto della serata, ho fatto domanda per partecipare al bando di Ricerca Tesi presso la University of New England. E mi hanno presa! Eravamo di ritorno dal viaggio nel Sud degli USA quando ho ricevuto la mail di vincita del bando. Ricordo ancora di essere stata assalita da un’ondata di panico, ma poi sono partita. Quando mai mi ricapitava?

Qualunque sia il tuo motivo, PARTI!

Siamo tutti diversi come diverse sono le ragioni che ci spingono a partire

Ciò che ci unisce è il desiderio di scoprire nuove realtà.

Tutti percepiamo il mondo a nostro modo e lo vediamo tutti con occhi estremamente diversi. Qualcosa che può essere affascinante per me, può essere noioso per te. In base a questo, però, tutti riusciamo a vivere una vita unica. 

Poter partire è un privilegio. Avere la possibilità di vivere all’estero deve essere vista come un onore. Non tutti, ahimè, possono permettersi 6 mesi di pazza gioia, quindi è nostro dovere dare uno spessore alla fortuna che abbiamo!

Questa è la mia raccomandazione: dai un senso a tutti i giorni che vivi all’estero.

Come dare un senso ai giorni?

Da queste mie due esperienze ho notato un circolo di giorni comuni. Secondo questi 4 punti sarai in grado di gestire al meglio la tua vita!

#1 Giorni di assestamento

Questi riguardano il giorno in cui si arriva e i giorni in cui si gironzola per la città. Ci si sente persi nel nulla e un po’ come Dante che vagava per la selva oscura che la diritta via era smarrita

Solitamente, tranne chi è più forte (anche un po’ apatico), in questo periodo di assestamento si soffre. Chi più, chi meno, tutti sentiamo la distanza di ciò che abbiamo lasciato. Grava sulle spalle l’enorme peso della sopravvivenza in solitaria in una terra straniera ed in solitaria

In Spagna dovevo trovarmi una casa nel giro di 4 giorni in una città di cui conoscevo solo il centro linguistico dove andavo a fare lezione ogni mattina. L’unica frase che conoscevo era “quiero alquilar una habitación” (voglio affittare una stanza). Non so quante volte mi sono persa e sono andata nel pallone. Poi ce l’ho fatta.

In Australia avevo prenotato da casa 3 mesi nel college universitario. 

Forza, coraggio e determinazione sono la tripletta perfetta per il #1!

León Spagna

Prima passeggiata a León in Spagna

#2 Giorni di scoperta

Per gli spiriti più liberi, questi sono i giorni più appassionanti! Una volta trovata casa, si va in giro e si scopre il posto che ci ospiterà per i mesi che seguono. Alcuni, come me in Spagna, si appiccicheranno alle coinquiline antipatiche per disperazione. Altri, come me in Australia, esploreranno il territorio da soli col sorriso stampato in faccia 24h su 24.

Sii curioso, non porti limiti. Esplora. Sogna! Ma soprattutto, fai quello che ritieni giusto per te!

amici Australia gruppo

Gruppo di amici in escursione al Dorrigo National Park in Australia

#3 Giorni di Vita Vera

Dopo qualche settimana, inizia la Vita Vera all’estero. Si conoscono persone di centinaia di etnie differenti, si organizzano cene mangerecce, iniziano le lezioni e si inizia a camminare come un nativo del loco. In questo periodo c’è chi può sentirsi la vita straniera calzargli alla perfezione e chi se la sente stretta. Va bene, è normale. Non tutti riusciamo ad adattarci al meglio all’estero, specie in un paese del quale conosciamo a mala pena la lingua. Ciò che fa la differenza è il nostro spirito: mai mollare. Della serie #nevergiveup.

Ogni giorno è una sfida ad apprendere qualcosa di nuovo che ci renderà ancora più unici di quelli che siamo già. Per questo l’importante è non mollare. Dobbiamo arrivare fino alla fine per vedere dove ci porterà la vita.

Il divertimento, la felicità e l’appagamento personale ti riempiranno di soddisfazione.

Australia ballo amici

Ballo di fine anno in Australia con i miei amici

#4 Giorni di post-trauma socioculturale

Questi sono forse più traumatici rispetto ai primi di assestamento. Probabilmente ti suonerà come pura fantascienza, ma, credimi, quando tornerai anche solo dopo un paio di mesi all’estero, sarai scioccato. La cosa è inevitabile. Tutti lo chiamano shock culturale, esiste ed è bastardo. A volte può colpire nei giorni #1, ma, a quanto ho vissuto e visto io, nei giorni #4 è più tremendo.

L’antropologo Oberg lo definisce come “uno stato di stress psicofisico sperimentato da un individuo improvvisamente immerso in un contesto culturale che non gli è familiare, con la conseguente perdita di riferimenti emotivi, cognitivi e pratici.”

Schema Shock Culturale, fonte web

Schema Shock Culturale, fonte web

Oberg ha stilato perfino una lista di “sintomi”:

  • Sensazione di smarrimento e confusione
  • Tristezza e senso di solitudine
  • Forte nostalgia di casa e delle proprie abitudini
  • Idealizzazione della propria cultura d’origine
  • Forte malinconia
  • Ripensamenti circa la decisione di espatrio
  • Sentimenti di impotenza anche di fronte a piccoli problemi
  • Diminuzione della capacità di sopportare la frustrazione
  • Eccessiva preoccupazione per gli standard sanitari
  • Rifiuto di imparare la lingua locale
  • Eccessiva preoccupazione per la propria salute e per i fattori igienici
  • Disturbi del sonno (insonnia o letargia)
  • Sensazione di insicurezza, vulnerabilità e pensieri paranoici circa le intenzioni altrui

Non farti spaventare da tutta questa scienza.

Tutto passa e tutto passerà!

Certo, quando per sei mesi in Spagna ti abitui a pagare la cena ed andarti a sedere, è possibile che ti capiti di uscire da un locale in Italia, dopo aver mangiato, senza pagare. Questo fa parte di tutto il bagaglio culturale che ti sei guadagnato! Alla fine ci riderai su!

L’importante è sapere che ci sono persone più predisposte ai cambiamenti socioculturali che riescono a sopportare tutto con più leggerezza, altri più faticosamente. Per capire se sei portato per la vita all’estero o meno, considera quanto influiscono i fattori qui in basso nella tua vita e tutto ti sarà più chiaro!

  • Distanza culturale tra i due paesi
  • Livello di sopportazione del pregiudizio dei locali
  • Grado di conoscenza della lingua
  • Età
  • Personalità
  • Supporto familiare
  • Predisposizione al cambiamento

Che ne pensi?

Las Medulas gruppo amici Spagna

Il mio gruppo di amici della Spagna

Se hai in programma un Erasmus o come mia sorella sei atterrato oggi in terra straniera, spero tu faccia tesoro di questo papiro che ho scritto! Ora, mi raccomando, vai e divertiti! 

 

Ti auguro che il tuo soggiorno all’estero sia come la mia Australia: un periodo di rivoluzione ed evoluzione personale!

Se, invece, hai avuto anche tu un esperienza all’estero, racconta nei commenti la tua impressione 🙂

Leave a comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.