Domanda sulle foto: quanto è importante fotografare in viaggio?

Foto, foto, foto.

Quanto è importante fotografare in viaggio? è una domanda che ultimamente mi si presenta e ripresenta. Specie ora che ho finalmente ricevuto la mia prima e minuscola Action Cam! Spero di non distruggerla nel giro di una settimana di mare ahahah!

Sono nata nel 1991 e all’epoca c’erano solo macchinette fotografiche a rullini. Meravigliose e meravigliosi. Potevi decidere se comprare rullini per diapositive o foto di carta, e mia madre era una fan delle diapositive. Non ho idea di quante montagne e montagne di diapositive abbiamo, ma qualche centinaia sicuramente. Alcune le abbiamo perfino fatte stampare!

Hawaii viaggi foto

Hawai’i 2014: io che provo a scattare e mia sorella che si fa fotografare!

Quando si scattava con i vecchi e buoni rullini

Queste piccole scatoline di pellicola fotografica si usavano dall’inizio del ‘900. Per un periodo sono state soppiantate dalla fotografia digitale, ma ora stanno tornando alla ribalta!

La sicurezza che ti davano quei due o tre rullini in vacanza era impressionante. Sapevi che potevi scattare quel determinato numero di foto e ogni scatto aveva un significato, era importante e veramente unico.

Dovevi stare attenta a non aprire lo sportellino della macchinetta, per evitare di bruciare le foto fatte.

Dovevi scattare parsimoniosamente perché, se in Egitto non riusciamo a trovare i rullini che ci servono? Se in Austria costano troppo?

Dovevi stare anche attento alle macchinette con cui partivi! Funzionano o meno? Lo avresti scoperto solo una volta tornato e dopo aver ritirato gli scatti sviluppati! Ad esempio, la Canon con rullino per diapositive era uscita male e… ha scattato foto tutte marroni in Messico nel 2003. Una tragedia! Forse è anche per questo che quest’anno ci siamo tornati 😛

Queste erano le preoccupazioni principali.

foto Lucca viaggio

Lucca 2016: io photo-addicted

Fatto sta che ogni singola foto acquisiva un valore inestimabile. Fino all’ultimo numero segnato sulla macchinetta avevi la speranza di riuscire a portare a casa con te un ricordo di quei bei posti che stavi visitando.

Quando volevi una foto con tutti i compagni di viaggio, chiedevi al tizio seduto a fianco a te se poteva scattarvi una foto, e così sono nate tante amicizie tra persone di luoghi più disparati!

Ricordo perfino che tra i disperati con pochi rullini si creava un mercato nero di compravendita sotto banco di rullini! Penso che anche mia madre ne abbia rivenduto qualcuno, facendo felice il povero s-rullin-ato!

In un certo senso, queste foto creavano attimi di aggregazione e conversazione! La socializzazione era all’ordine del giorno e si creavano bei rapporti con tutti! Anche con chi ti sviluppava le diapositive tutte al contrario!

Oggi il mondo delle foto è cambiato

Con gli smartphone si riuscirebbero a scattare anche in un solo week end 200 foto. Troppo ottimista?

La vita si è velocizzata e così anche il semplice scattare e tenersi le foto!

Dal primo viaggio che abbiamo fatto insieme, Andrea ha capito che sono una drogata di foto. Cosa vuol dire? Che grazie ai miei 32 gb di memoria nel mio S6 sto sempre a scattare foto. Non perdo nulla. Ho rischiato di congelarmi una mano a Strasburgo per fare le foto alla Cattedrale al tramonto, ma le ho fatte. Lo ammetto, riconosco la mia dipendenza. Sono capace di scattare 50 foto in una serata e utilizzarne forse 5 tra social e foto da condividere con gli amici.

Londra viaggi 2016

Londra 2016: autoscatto

Soffro di questa specie di complesso dello scatto istantaneo che mi fa accumulare foto di ogni tipo. Scientificamente esisterà sicuramente una dipendenza del genere e, come conseguenza, ogni tanto devo necessariamente mettermi lì a cancellarle. Inevitabilmente, nei momenti di eliminazione-scatti-inutili mi chiedo: “cosa diavolo immaginavo di voler immortalare, quando ho scattato questa foto?”

Che si chiami sindrome della foto all’impazzata o dipendenza dalla realtà da immortalare, mi sono domandata: quanto è importante fotografare? Ma soprattutto, quanto lo è in viaggio?

Sempre più mi rendo conto che la smisurata mania dell’accumulare tutti i momenti della nostra vita sullo smartphone, per poi condividerli con altri, senza, in realtà, goderseli dal vivo è straordinariamente allucinante.

Ma perché è così?

Dal mio piccolo la vedo come una forma di insicurezza. La mia, anche, di insicurezza.

Se ne faccio una sola e poi viene male? Cosa utilizzerò sul blog? Cosa posterò su Instagram? E allora scatto, scatto, scatto.

Per quanto suoni triste tutto questo discorso, se voglio provare ad avere un minimo di visibilità, devo farlo. Come tutti, d’altronde.

Questo dover avere sempre tutto e tutto uguale a tutti, vedere gli stessi posti per scattare le stesse foto, ci ha portato al caos più totale. Dentro di noi scattiamo e scattiamo perché, forse, non sappiamo cosa vogliamo davvero che quel posto, quella serata, quella persona ci lasci. Forse ci nascondiamo davanti allo schermo dello smartphone per vedere un mondo migliore…

Ma sapete una cosa?

Il mio fidanzato è un anti social per eccellenza. Ha un iPhone 6s e non sa fare nemmeno una foto dritta. Il più delle volte devo indicargli precisamente come fare, disegnandogli un rettangolo immaginario sullo schermo. Odia fare le foto, ma è costretto a scattarmene qualcuna, perfino mentre salto! (questo lo spaventa terribilmente) E LO AMO ANCHE PER QUESTO.

Gli sono grata per essere così, perché riesce a farmi godere più appieno i momenti che passiamo insieme, senza badare agli scatti. Perché è riuscito a farmi riflettere sulle foto e sui rullini. Mi ha detto: “ma se avessi avuto ancora i rullini come avresti fatto a pagarli tutti?”.

Eh già!

 

Tu, invece? Come gestisci la mania dello scatto folle digitale?

Pensi mai ai piccoli rullini di una volta?

Fammelo sapere qui sotto nei commenti 😉

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